Quando la moto è un’affare da DONNE! Le prime bikers della storia italiana.

Scritto da Motonoleggio Sereno 29 luglio 2015

Chi ha detto che le moto sono un’affare da uomini?
Le donne bikers sono simbolo dell’emancipazione femminile sin dai primi del ‘900: intrepide salivano su bolidi di prim’ordine e affrontavano la strada con una determinazione che non aveva nulla da invidiare a quella degli uomini.

Motogp, superbike e tutte le gare in genere ci hanno abituato fin troppo allo stereotipo della “donna ombrellina” che protegge i piloti dal sole prima dell’inizio della gara e le fiere di settore presentano le moto su piedistalli girevoli cavalcate da bombe sexy in abiti succinti…ma il legame donne e moto è ben lontano da essere questo.

Oggi vogliamo raccontarvi di alcune delle prime pilotesse su due ruote che hanno fatto mangiare la polvere a rinomati piloti uomini, che hanno combattuto una vera e propria battaglia indossando jeans, giubbotto e guanti neri di pelle e sono riuscite a dimostrare che il pericolo, l’adrenalina e quel ruggito inconfondibile è una affare da donne!

sambri

A inizio ‘900 la pioniera nello sport delle sgasate fu Vittorina Sambri che sfidava in pista i motociclisti maschi e spesso vinceva. Ferrarese, sempre in giro in pantaloni e giubbotto, correva con una borgo 500 monocilindrica e a volte con la bicilindrica della stessa casa torinese. Aveva esordito gareggiando in bicicletta sui velodromi e sulle piste in terra battuta, poi era passata al motore, seguendo il circo viaggiante dei corridori professionisti che si spostavano ogni settimana da un capo all’altro del nord Italia.
Come dicevano i latini “nomen omen”: “un nome un destino”, nel caso di Vittorina è davvero calzante.

Il 17 agosto del 1913 dimostra il suo valore in una sfida a due che rimane nella storia: all’ippodromo di Faenza accende il motore contro Antoniazzi di Padova. Dopo una scorrettezza di Antoniazzi la gara viene annullata e ripresa poco dopo, Vittorina non si lascia intimorire e anche se Antoniazzi è in testa per i primi giri lo raggiunge e sorpassa, compie i dieci chilometri in 7 minuti 31. Una grandissima pilota!

 

paoladolci2Un’altra icona in gonnella, anche se in realtà indossava quasi sempre la tuta da moto, degli albori fu Paola Dolci.
Ha iniziato non appena quindicenne misurandosi da subito con con gli spericolati ginkanisti, la stoffa dell’atleta proprio non le mancava. A Monterotondo, il 25 settembre 1955 è arrivata seconda in una avvincente gara. Poi si è piazzata in altre competizioni di abilità, fino a che, compiuti 19 anni, è entrata a far parte del Moto Club Roma e ha iniziato a gareggiare in duelli con regolaristi di ogni categoria ottenendo buoni risultati.

paoladolci1Ma è nel motocross cadetti che dimostra tutta la sua bravura: si fa strada velocemente e subito coglie l’attenzione dei dirigenti del suo Club. 4^ al campionato romano di motocross su MV, 2^ alla gara di Torre Spaccata del 1964, 3^ alla gara di Frosinone e arriva 1^ sia alla gimkana di Rocca Priora nel 1963 sia alla Regolarità Coppa Carnevale di Frascati del 1965 sempre su MV. E poi continua la sua inarrestabile corsa alla vittoria non sono in Lazio ma in tutta italia. Cambia casacca indossando quella della Società Hobby Motor Club Roma con una nuova moto, la MA ICO 250 cc. Per diverso tempo si è pensato ad un passaggio di categoria dalla R.N. alla Junior, ma a Paola non è permesso perché… donna.

Forza, determinazione, coraggio sono gli ingredienti principali del suo successo, si allena in campi improvvisati e nelle ore libere dalla sua attività commerciale con avviato negozio di articoli da regali. È stata un grande esempio di serietà e di dedizione e ha affermato il suo carisma in una società in cui le donne non erano viste bene in sella alle due ruote.

Di fronte a queste due grandissime bikers bisogna davvero inchinarsi e ammetterlo: la moto è un affare da donna!

Un commento

  1. Jenny Pologruto scrive:

    Davvero la moto è un affare anche da donna! Una passione congeniale, un brivido adrenalinico che sfreccia nel vento. La libertà di andare può correre su due ruote anche per noi.

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